“CREDO CHE AVERE LA TERRA E NON ROVINARLA SIA LA PIÙ BELLA FORMA D’ARTE CHE SI POSSA DESIDERARE”. Catania 01.04.2025
rimo martedì del mese di aprile per il Rotary Club Catania all’insegna del motto di Paul Harris “incontrarsi per aiutare a servire meglio la società” e nel segno del compianto Egidio Fortuna che proprio nello spirito del fondatore ha vissuto “insieme agli amici soci, imparando a concentrare l’attenzione sulle opere buone, dando piuttosto che ricevendo”.
Così ha voluto in apertura ricordare la Presidente Laura Bonaccorso, ringraziando Egidio per avere “offerto un sorriso, suscitato una fede, arrecato un aiuto”.
Un primo martedì del mese di aprile all’insegna dell’ambiente, settima area di intervento della Rotary Foundation, ricordando la prossima celebrazione della Giornata Mondiale della Terra il 22 del mese, perché occorre “preservare l’ambiente, per raggiungere la pace”.



Così ascoltare il socio Pierpaolo Bellia e l’ingegnere Roberto De Pietro ha rimandato immediatamente alla “unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra”, che Goethe volle celebrare nel suo Viaggio in Italia. Una unità messa a dura prova solo ad ascoltare l’Agenzia europea dell’Ambiente, per la quale circa il 30% delle coste mediterranee è a rischio se non di scomparsa certo di progressivo assottigliamento.
Perciò i Rotariani si mettono in ascolto, perché solo così si potranno “utilizzare le conoscenze per migliorare la qualità della vita nella comunità”. Perché “a prescindere dal valore che il Rotary ha per noi, il mondo lo conoscerà per i suoi risultati”: anche a tutela dell’ambiente e del paesaggio costiero che sono patrimonio prezioso di tutti noi che dovremmo coltivare lo spirito di Andy Warhol che diceva: “Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare”.



Un tema, quella dell’arretramento registrato di alcune parti della spiaggia della Plaja di Catania, “parte di un più ampio processo che interessa il litorale sabbioso del golfo di Catania e in special modo, e in misura ancora maggiore, l’area antistante la foce del Simeto”, con la causa “da ricercare nelle dighe, che a partire dagli anni 50 dello scorso secolo, sono state realizzate nel bacino idrografico del Simeto” che hanno finito col ridurre “il trasporto solido del Simeto”, “e innescando, in tal modo, un fenomeno di arretramento del litorale che, dall’epoca della creazione degli invasi a oggi, procede senza arrestarsi” come hanno ribadito con fervore i relatori della serata.


Verrebbe forse da dire che aveva ragione Oppenheimer: “quando vedi qualcosa che è tecnicamente valido, vai avanti e lo fai e discuti su cosa farne solo dopo che hai avuto il tuo successo tecnico”.
Una sera perciò nella quale si è tornati idealmente, come nelle parole di Plauto, a “prendere per compagno il fiume” Simeto, coi suoi millenni di storia, di tesori e di misteri.
Buon Rotary a ciascuno di Noi. (Laura Bonaccorso)


